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martedì 10 maggio 2011

Nel nido dell’aquila incontro con la legalità

Tra le mansioni della questura: sicurezza, assistenza ai minori, immigrazione
Chiara Perrone
Giulia Rizzello
Chiara Violi
 Non è facile per noi ragazzi di tredici anni comprendere fino in fondo i concetti di legalità e istituzione, ma riusciamo a capirci qualcosa facendo esperienze concrete e coinvolgenti come quella vissuta da alcune classi terze della scuola media statale “Antonio Galateo” di Lecce.

La proposta di una visita guidata alla questura della città è stata accolta da noi alunni con entusiasmo e la curiosità ci ha spinti, nei giorni precedenti, a documentarci sulla sua struttura, l’or-ganizzazione e le attività.
Il tempo è volato, in un attimo è arrivato il giorno tanto atteso ed è iniziata l’avventura.
Ci sentivamo tutti agenti, ispettori della squadra mobile e commissari pronti a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini!

Giunti a destinazione, in viale Otranto n.1, un po’ intimiditi dall’atmosfera seria e indaffarata, siamo stati accolti e guidati durante tutta la visita dall’as-sistente capo Tiziana Mello e dall’o-peratrice tecnica Tiziana Castrignanò.
Il luogo che, sicuramente ci ha colpiti di più è stata la “sala operativa”, il cuore dell’edificio, un ampio locale con molti schermi alle pareti, grandi e piccoli, collegati con ben 55 videocamere dislocate in varie zone strategiche della città.  Ci siamo subito resi conto di come gli operatori di quella sezione ricevano, in tempo reale, tutte le comunicazioni radio e video con l’esterno, attraverso frequenze codificate o pubbliche, e riescano a organizzare e coordinare gli interventi più urgenti e necessari in tutto il territorio, soprattutto in occasione di incidenti, furti, scippi e rapine o manifestazioni di vario genere, sportive, di lavoratori o di studenti. Degli scontri che ci sono stati con le forze dell’ordine, siamo stati testimoni in quei giorni in diretta.

Un’altra sezione interessantissima è quella della scientifica dove vi sono tutte le varie attrezzature necessarie per la ricostruzione dei crimini e l’individuazione dei colpevoli. Alcuni di noi hanno provato l’ebbrezza di farsi rilevare le impronte digitali o di poter effettuare la propria foto segnaletica, proprio come chi viene arrestato!
Informazioni dettagliate ci sono state fornite, in seguito, nella sala riunioni dal vice capo gabinetto, dott.ssa Meo, che ci ha detto che la questura è un’isti-tuzione abbastanza antica, creata nei primi anni del 1900 e che l’attuale questore di Lecce è il dott. Antonino Cufalo, che coordina tutte le attività, sia della polizia di stato che di tutte le forze dell’ordine del territorio che si occupano della sicurezza pubblica, compresi i vigili del fuoco.
Il questore dipende dal prefetto (che rappresenta lo Stato ed è il responsabile politico) e dal capo della polizia, il dott. Manganelli.

La dott.ssa Meo ci ha illustrato alcune attività della Polizia: assistenza ai minori e ufficio immigrazione, due aspetti che riguardano molto da vicino la nostra realtà.
Siamo stati invitati a segnalare qualsiasi situazione in cui un minore sia vittima di un reato, anche da parte di un familiare, perché agenti e personale specializzato lo assisteranno, cercheranno i responsabili e, se necessario, lo allontaneranno dalla famiglia.

Purtroppo, però, abbiamo saputo anche  che a Lecce, come in molte altre città italiane, spesso i minori non sono vittime, ma compiono reati e quelli più comuni sono il furto e lo spaccio di stupefacenti.
Nel caso sia accertata la colpa di un minore si dà avvio a un procedimento penale, ma se il ragazzo ha meno di 14 anni, non è imputabile.

In seguito la dott.ssa ci ha spiegato il funzionamento dell’Ufficio Immigrazione: i cittadini dell’U.E. possono muoversi liberamente al suo interno anche con la sola carta d’identità, ma devono chiedere il passaporto, in questura, per poter entrare in altri stati. Gli immigrati in Italia, provenienti dai paesi extraeuropei, invece, devono avere un passaporto e, all’arrivo nel nostro paese, devono presentarsi entro otto giorni all’Ufficio Immigrazione. Se ciò non avviene, perché sono entrati in Italia come clandestini, gli immigrati vengono fermati, assistiti (perché di solito, arrivando con un trasporto precario e illegale, sono denutriti o anche in condizioni sanitarie tutt’altro che ottimali) e vengono fotografati e rilevate le impronte digitali, (sono identificati, anche se in alcuni casi con difficoltà e, a volte, riconosciuti come rifugiati politici). Infine vengono portati in Centri di Permanenza e poi riportati nel loro paese d’origine se non ottengono un “per-messo di soggiorno subordinato”, il quale si ottiene quando si ha già un contratto di lavoro.

Lo Stato Italiano, secondo le leggi, comunque, deve obbligatoriamente fornire aiuto anche linguistico agli immigrati, facendoli assistere da interpreti.

Quando gli immigrati sono studenti, il loro soggiorno è ammesso per tutto il tempo degli studi. Nel caso in cui siano rifugiati politici, persone cioè che fuggono da situazioni di guerra o persecuzioni, anche se entrano nel paese illegalmente vengono tutelati e mantenuti dallo Stato.

Salutata la nostra referente, abbiamo continuato a curiosare, con le nostre guide, nei vari piani dell’edificio e abbiamo scoperto l’esistenza di un ufficio denunce e della squadra mobile, che si occupa anche della prevenzione degli incidenti stradali, li rileva e accerta le violazioni al codice della strada.

Siamo scesi anche fino al parcheggio interno, dove un poliziotto ci ha descritto la dotazione di una “volante”: i sedili anteriori sono forniti di radio e mitraglietta situata sotto il sedile destro, i sedili posteriori, invece, sono in plastica e vengono regolarmente lavati dopo aver “accolto” eventuali arrestati. Nel cofano sono presenti manganelli in plastica e giubbotti anti-proiettili.

Alla fine della nostra visita ci sentivamo un po’ tutti più vicini a chi lavora per noi, per assicurarci tranquillità, sicurezza e libertà di movimento e per questo qualcuno ha chiesto quali studi sono necessari per diventare poliziotti e commissari. La sig.ra Castrignanò ci ha detto che per diventare poliziotto è necessario un diploma di scuola superiore, mentre chi vuole diventare commissario deve prima conseguire la laurea in legge e, in seguito, frequentare l’istituto superiore di polizia, che è una scuola interna.

L’esperienza che abbiamo vissuto è stata interessante e positiva, anche perché pensiamo sia giusto che noi ragazzi diventiamo sempre più consapevoli dell’importante e costante lavoro delle forze dell’ordine e comprendiamo la necessità di rispettare le regole, che ci assicurano la tutela dei nostri diritti.


Il Consiglio Comunale dei ragazzi

Valeria Latino
Kumara Harsha
Irene Pantaleo
Chiara Perrone

Il 26 novembre 2010 si sono svolte le elezioni del Consiglio Comunale dei Ragazzi, un organo che consente a noi studenti leccesi di proporre suggerimenti riguardanti noi giovani e i nostri diritti.
In ben 23 sedi, corrispondenti alle varie scuole di Lecce, si sono tenute le elezioni dalle ore 9 alle ore 13. Hanno partecipato 3.778 studenti; 3.610 sono stati i voti validi.
I candidati consiglieri della nostra scuola erano 10, ma solo due sono stati eletti: Matteo Piccinno, con 91 voti e Kevin Stefanazzi, con 79. Il candidato sindaco del nostro istituto era Marco Calò.
Il 12 gennaio 2011 il Consiglio Comunale dei Ragazzi si è riunito con il Consiglio Comunale della città di Lecce, nella Sala Consiliare di Palazzo Carafa, e ha eletto Sindaco dei Ragazzi Michelangelo Prisciano, studente della Scuola Secondaria di Primo Grado “Q. Ennio”.
Della Giunta dei Ragazzi, invece, fanno parte: Alessandra Medico, vice sindaco, e gli assessori Concetta Pallara, Sara Muscedra, Riccardo Mocavero, Alberto Chirizzi e Nicolò Latino.
Speriamo che questi nostri compagni sappiano rappresentarci al meglio e riescano a contribuire per la creazione di un futuro migliore per noi giovani ragazzi.

“Con la mente e con il cuore”

Chiara Perrone
Vite distrutte dalla droga che sperano di rinascere per non commettere gli stessi errori del passato: testimonianze che il 28 marzo scorso, ho ascoltato insieme alla mia classe, 3^ B, presso il centro “Le Sorgenti” della Comunità Emmanuel, situato lungo la strada provinciale Lecce-Novoli.
L’esperienza vissuta è stata molto importante perché ci ha fatto crescere, avvicinandoci a un mondo sconosciuto e facendoci riflettere, mentre pensavamo che sarebbe stata scocciante e faticosa, una “giornata per non fare scuola”.
L’incontro, con il laboratorio formativo/esperienziale, che ci è stato proposto, ha avuto come finalità la promozione dell’Educazione alla salute, la prevenzione dei comportamenti a rischio e delle dipendenze da sostanze (droghe, alcool, farmaci oltre che quelle di nuova generazione).
Ci ha accolti Luca, un educatore e responsabile psicoterapeuta, che assiste e cura, in particolare, ragazzi dipendenti dalla droga (o da altro) che, avendo commesso reati, hanno preferito il percorso di recupero in Comunità alla reclusione in carcere.
Ci è stato spiegato che ognuno di noi è “dipendente” da qualcosa di cui non riusciamo a fare a meno, anche banale, come ad esempio, Internet e Facebook, i videogiochi, lo shopping, il telefonino, il gratta e vinci o il gioco d’azzardo. Comunque, le dipendenze più conosciute, e quelle che spaventano di più, sono quelle da fumo, da alcool e da droghe, cioè da “sostanza”, termine usato in gergo.
Chi è dipendente da qualcosa spesso non lo ammette neanche con se stesso, per questo è molto importante riflettere sui propri comportamenti per rendersi conto se quello che facciamo stravolge la nostra vita quotidiana e condiziona le nostre giornate, diventando prima un’abitudine e poi una dipendenza sempre più dannosa.
Per evitare di diventare “dipendenti” bisogna che noi giovani pensiamo due volte alle nostre azioni, “una volta con la mente e l’altra con il cuore”, dobbiamo comprendere ciò che è bene e ciò che è male, dobbiamo imparare ad ascoltare e a rispettare le regole.
E a questo proposito Luca ci ha detto che i problemi da dipendenze stanno assumendo caratteristiche diverse nella società contemporanea e che lui, nell’arco di circa vent’anni di attività, ha notato qualcosa di preoccupante: in passato erano i padri che si recavano alla comunità per chiedere aiuto per i figli drogati, mentre erano i figli che chiedevano aiuto per i padri alcolizzati e violenti. Oggi, invece, il fenomeno dell’alcolismo e della violenza è sempre più diffuso fra i giovanissimi, mentre l’uso di sostanze stupefacenti si è allargato anche a fasce di età mature. Ci sono stati forniti anche alcuni dati statistici, sul problema droga, rilevati tra gli ospiti della comunità: il 95 per cento dei dipendenti da cocaina ha iniziato fumando in età giovanissima sigarette e il primo spinello a 13 anni.
Sono dati che sconvolgono e fanno riflettere al tempo stesso! Importanti soprattutto per noi ragazzi che sottovalutiamo le nostre azioni a rischio, pensando, in tal modo, di  sentirci grandi e di non averne conseguenze.
Le parole del Sig. Luca hanno catturato la nostra attenzione, ma lo hanno fatto ancora di più quelle di tre ospiti della comunità che, con le loro testimonianze, hanno reso la nostra esperienza molto forte e, proprio loro, i più emarginati, con le loro tragiche storie ci hanno insegnato qualcosa di molto importante.

STORIA DI SALVATORE
La storia di Salvatore, 52 anni, è la più tragica.
Cresciuto in Sicilia, senza i genitori emigrati in Francia, con la sola nonna, abusato sessualmente da un amico di famiglia intorno ai 6/7 anni, è stato segnato per tutta la vita da questi eventi. In 3^ media ha cominciato a “farsi le canne” e ben presto, abbandonata la scuola e girando per l’Europa in cerca di lavoro, è passato alle droghe pesanti (16/17 anni), compiendo reati sempre più gravi per procurarsi il denaro necessario: scippi, spaccio, rapine, omicidio colposo. Ha 3 figli con tre donne diverse, ma solo con l’aiuto dell’ultima compagna, una ragazza tedesca che lo aiuta concretamente, è riuscito ad assumersi le sue responsabilità: ha avuto varie ricadute ed è entrato in quest’ultima comunità 5 anni fa, nel 2012 terminerà di scontare la pena.
STORIA DI TONI
La seconda testimonianza è quella di Toni, di 34 anni. Egli ha conosciuto ben presto la droga e lo spaccio perché il padre possedeva una sala giochi dove ce n’era sempre un gran commercio. Toni ha cominciato già a 9 anni a fumare sigarette, passando subito agli spinelli: prima uno ogni tanto, poi ogni giorno con i suoi amici. Ha cominciato a spacciare per procurarsi sempre più soldi, contravvenendo alle regole dei genitori. Ha un figlio dalla compagna e, a causa di ripetuti incidenti sul lavoro, ha subito alcuni interventi con gravi esiti di cui porta ancora le conseguenze. Arrestato per spaccio è in Comunità da qualche mese. Pensa sempre alla figlia e alla compagna lontane e rimpiange una vita normale e la realizzazione dei suoi sogni come, ad esempio, diventare carabiniere.
STORIA DI LUCA
Luca, 25 anni, ha cominciato intorno ai 13 anni, direttamente con la cocaina e con lo spaccio, pur continuando gli studi. In discoteca prendeva le “pasticche” per divertirsi ancor più e anche durante il militare continuava ad assumere cocaina ed eroina con diverse compagnie. Gestiva un’azienda col fratello, ma sono finiti entrambi in carcere, insieme a un amico. L’espressione delusa del padre, come non gliela aveva mai vista, lo ha spinto a entrare in Comunità.

Dopo aver ascoltato le storie di Salvatore, di Toni e di Luca, l’educatore ci ha chiesto di esprimere ciò che avevamo provato, ha dovuto insistere perché eravamo imbarazzati, ma quando ha invitato ognuno di noi a intervenire ci siamo lasciati andare e siamo riusciti a esprimere emozioni e sensazioni:
“Ho sentito una stretta al cuore e ho provato tanta meraviglia perché ciò che ho ascoltato mi sembrava irreale” – Giulia.
“È stata un’esperienza molto toccante, che mi ha fatto passare anche quella minima curiosità che avevo. Personalmente non pensavo che le droghe portassero così tanti problemi e che, una volta iniziato, non se ne potesse fare più a meno” – Federico.
“Ho provato molta tristezza e ho capito le sofferenze che hanno dovuto affrontare i tre testimoni” – Michela.
“Secondo me, le storie che abbiamo ascoltato sono state un grande insegnamento perché ci è stata chiara la sofferenza che si notava dal tono basso della voce e dallo sguardo incerto. Ho provato un insieme di emozioni: stupore, tristezza e dispiacere per la loro condizione e ammirazione per il coraggio che hanno avuto nel raccontarsi sinceramente e per l’impegno che mettono in atto quotidianamente per superare la loro dipendenza” – Benedetta.
“Ho provato tristezza e paura perché ho degli amici che fumano e bevono e non vorrei che finissero in quel modo” – Pamela.
“Ho provato dispiacere, ma ho anche capito che la vita è importante e non va sprecata” – Giovanbattista.
“Sono rimasto sorpreso dalle storie che ho ascoltato e che finora avevo visto solo nei film in TV e ho pensato che sono stato fortunato ad aver avuto un’infanzia serena e pacifica e una famiglia e degli amici che mi consigliano per il meglio. Ho pensato che la vita è una sola e bisogna osare, ma si deve capire fino a che punto!” – Nicolò.
Il sig. Luca, l’educatore, alla fine dei nostri interventi ci ha fatto riflettere sulle emozioni prevalenti: sono state soprattutto la tristezza, il dolore e la sorpresa. Quindi, ci ha detto che l’uso di sostanze porta solo quello, non risolve i problemi, ma anzi li amplifica.
Abbiamo chiesto, perciò, che ne pensavano a proposito della proposta di liberalizzazione della vendita di sostanze stupefacenti e tutti i presenti si sono dichiarati contrari, affermando che se fosse per loro vieterebbero anche la vendita di alcool.
Alla fine dell’incontro abbiamo chiesto un consiglio: cosa possiamo fare per evitare di cadere in tentazione?

Tutti ci hanno invitati a vivere solo esperienze positive, ad avere fiducia nelle nostre possibilità, e a essere noi stessi, senza cambiare per far piacere al gruppo, perché chi ci vuole davvero bene non ci giudica e non ci abbandona.
Dobbiamo ricordarci che la vita può essere bellissima e non ne abbiamo un’altra, mentre con esperienze come le loro si perde tutto: famiglia, amici, rispetto, lavoro.
Queste testimonianze hanno reso la mia esperienza molto forte e loro, proprio le persone più emarginate, con le loro tragiche storie mi hanno insegnato qualcosa di molto importante. Mi hanno lasciato, come ha detto Luca, il “segno dentro”, facendomi comprendere quanto uno sbaglio possa far cadere i sogni e costringere a ricominciare tutto di nuovo.

martedì 3 maggio 2011

Visita al comune

Evan Pagliara
Alessio Licci

Venerdì 11 marzo le classi I e II C della scuola media “A. Galateo” si sono recate al Comune di Lecce per una  visita guidata e per incontrare il sindaco della città.


Nei giorni precedenti la visita avevano preparato delle domande da porgere al sindaco. Alle nove sono partiti da scuola in pullman e sono arrivati  in piazza S. Oronzo alle nove e mezzo. Sono stati introdotti nel municipio dalla guida, che li ha accompagnati nella sala giunta e nella sala consiliare. Nella prima si riuniscono il Sindaco e la Giunta comunale, nella seconda il Consiglio comunale.
Nel corso della visita c’è stato un colpo di scena: un signore recriminava ad alta voce, pretendeva a tutti i costi di parlare immediatamente con il sindaco per un suo problema.
Nella sala giunta gli assessori insieme al sindaco prendono le decisioni più importanti, che poi saranno portate in consiglio per essere approvate.
Nella sala consigliare la guida ha fatto accomodare i ragazzi facendo scegliere loro un compito. Alcuni hanno svolto la funzione di sindaco ed altri di assessori. In sala giunta, poi, è stata simulata una riunione della Giunta Comunale.Questa simulazione ha interessato molto i ragazzi perchè,oltre a essersi divertiti, hanno potuto sperimentare come funziona un Consiglio Comunale.
I ragazzi sono stati anche ricevuti dal sindaco per un breve saluto; purtroppo aveva fretta e non ha potuto rispondere alle domande che i ragazzi avevano preparato.
Al ritorno a scuola i ragazzi hanno detto di aver gradito molto questa nuova esperienza.

martedì 8 febbraio 2011

Nuove regole della scuola

La dirigente scolastica Marcella Rizzo ha imposto disciplina a tutela dello studente e a garanzia del ruolo educativo che spetta alla scuola

di Marta Martina e Agnese Suriano
 

Alla scuola media “Galateo” da quest’anno, la dirigente scolastica ha istituito una serie di norme che gli studenti e le famiglie devono rispettare. Il regolamento è stato redatto con l’obiettivo di trasferire ai ragazzi un migliore senso civico e più specificatamente:
• rendere più diligenti gli alunni
• garantire la frequenza assidua
• rispettare gli orari
• rispettare gli ambienti
• rispettare le regole
• rispettare se stessi e gli altri
• non usare i telefoni cellulari durante le lezioni per considerazione nei confronti dei compagni e dei professori
• prestare più attenzione durante le lezioni
   
Questi provvedimenti sono stati presi anche per prevenire azioni da parte dei ragazzi poco adeguate all’interno di un edificio scolastico.  Il regolamento, infatti, prevede:

1. le giustificazioni delle assenze devono essere fatte entro tre giorni altrimenti      verranno segnalate in segreteria per le comunicazioni a casa
2. se nell’arco del quadrimestre ci saranno dei ritardi superiori a tre, verranno comunicati alla direttrice; gli ingressi e le uscite posticipate ,che superano i quindici minuti, devono essere giustificate dai genitori e devono essere calcolate nel conteggio delle ore di assenza alla fine dell’ammissione alla classe successiva
3. deve essere assicurato il rispetto alle persone, agli arredamenti, alle aule, ai bagni e alle attrezzature. A questo proposito verrà introdotto il voto del comportamento da parte del ministro
4. durante le ore di lezione le uscite per andare in bagno dovranno essere registrate su un quaderno e gli alunni non potranno uscire più di tre volte nell’arco della giornata
5. è vietato l’uso del cellulare negli ambienti scolastici, bisogna tenerli spenti o lasciarli a casa. Se si portano a scuola bisogna avere la giustificazione da parte dei genitori
6. quando bisogna andare in bagno si dovrà lasciare il cellulare sulla cattedra
7. non si potrà usare il distributore automatico durante la ricreazione, ma soltanto all’entrata
8. i genitori devono controllare che il proprio figlio abbia tutto il materiale scolastico e la colazione prima dell’entrata a scuola; non si potrà lasciare nulla ai bidelli durante le ore di lezione per motivi di sicurezza e vigilanza
9. per giustificare le entrate posticipate il genitore dovrà venire di persona o far venire una persona di fiducia autorizzata con un documento di riconoscimento. L’uscita anticipata verrà contata nelle ore di assenza e non sono consentite più di tre uscite nell’arco del quadrimestre tranne che per motivi di emergenza
10.  le assenze che superano i cinque giorni devono essere giustificate da un certificato medico
11.  non si dovranno salire o scendere le scale senza la presenza del bidello.