La shoah è un termine ebraico che significa “sterminio”. Questa è una delle cose più vergognose che l'uomo abbia mai fatto, attraverso le leggi razziali, che imponevano di eliminare la razza ebraica. Oggi può sembrare impossibile tutto questo, ma dobbiamo capire che donne, uomini, bambini, anziani siano stati privati di tutto e che sono stati sterminati solo per la loro appartenenze alla razza ebraica. Questa popolazione veniva disprezzata dai tedeschi perché ricca e perché professava una religione diversa dalla loro.
Ricordiamo con dolore il noto film “Il bambino con il pigiama a righe”, che racconta la vicenda di una famiglia tedesca che si trasferisce vicino un campo di concentramento. La moglie e i bambini sono incoscienti di quello che il padre faceva fino a quando una ciminiera non cominciò ad emettere fumo.. fu a quel punto che il bambino curioso andò vicino al campo per vedere da dove proveniva tutto quel fumo... però si ritrovò davanti ad una rete di filo spinato che lo separava da un altro bambino,diverso da lui. Era mal ridotto e non aveva i capelli, aveva poco pane da mangiare e poca acqua da bere.. era un ebreo. Dall’“altra parte” c’era tutto un altro mondo. Le persone lavoravano duramente, agli anziani che non erano in grado di lavorare non veniva risparmiata la vita e i bambini venivano usati per gli esperimenti. Simile è la storia di Anna Frank e di tanti altri personaggi che ci fanno ricordare questi momenti da incubo.
L’uomo era come una bussola che aveva perso l’orientamento e che non provava alcun rancore per un suo simile.
Questi avvenimenti non hanno bisogno di essere commentati perché si commentano da sé, sono brutti, dolorosi, vergognosi. Detto questo capiamo che l’uomo può arrivare al limite della pazzia.
Oggi queste persone meritano che la loro storia non sia dimenticata, ed è per questo che il 27 gennaio è chiamato GIORNO DELLA MEMORIA.
Federica Montefusco
Chiara Torsello
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martedì 31 gennaio 2012
Giornata della memoria: perchè non accada più
Il termine “shoah” significa catastrofe, disastro. È quello che accadde agi ebrei, omosessuali, rom, testimoni di Geova, portatori di handicap ecc. nel 1939, con ben 6 milioni di vittime circa. Tutte le persone disprezzate dai tedeschi vennero deportate nei campi di concentramento; il più noto è quello ad Auschwitz.
La vita dei deportati era terribile: anche per la più piccola sciocchezza i militari tedeschi li punivano picchiandoli o addirittura uccidendoli. I tedeschi non li consideravano nemmeno come persone; i posti in cui dormivano i prigionieri erano pieni di parassiti, i loro vestiti di cotone non erano abbastanza caldi da proteggerli dal freddo, perciò si ammalavano facilmente. Erano suddivisi in uomini, donne e bambini. Gli uomini e le donne lavoravano continuamente, con solo una breve “pausa” al giorno durante la quale mangiavano un piccolo pezzo di pane durissimo e nero, della poca verdura avariata e raramente carne di provenienza sconosciuta.
Le selezioni prevedevano di uccidere senza pietà le persone deboli e non più in grado di lavorare nelle camere a gas o nel forno crematorio. I cadaveri venivano gettati nelle fosse comuni. I bambini invece non lavoravano, ma venivano usati come cavie per esperimenti, e anche loro, come tutti i prigionieri, erano pelle e ossa, divorati e impazziti da fame, sete e malattie.
Tutte queste sofferenze vennero provocate da un’unica causa: il denaro. Ma come si può considerare più importante un pezzo di carta di un essere vivente? Il giorno della memoria serve appunto per ricordare l’olocausto, e non permettere che accada di nuovo una tragedia simile e per ricordare tutte le vittime trattate senza pietà.
Miriana Rizzo
La vita dei deportati era terribile: anche per la più piccola sciocchezza i militari tedeschi li punivano picchiandoli o addirittura uccidendoli. I tedeschi non li consideravano nemmeno come persone; i posti in cui dormivano i prigionieri erano pieni di parassiti, i loro vestiti di cotone non erano abbastanza caldi da proteggerli dal freddo, perciò si ammalavano facilmente. Erano suddivisi in uomini, donne e bambini. Gli uomini e le donne lavoravano continuamente, con solo una breve “pausa” al giorno durante la quale mangiavano un piccolo pezzo di pane durissimo e nero, della poca verdura avariata e raramente carne di provenienza sconosciuta.
Le selezioni prevedevano di uccidere senza pietà le persone deboli e non più in grado di lavorare nelle camere a gas o nel forno crematorio. I cadaveri venivano gettati nelle fosse comuni. I bambini invece non lavoravano, ma venivano usati come cavie per esperimenti, e anche loro, come tutti i prigionieri, erano pelle e ossa, divorati e impazziti da fame, sete e malattie.
Tutte queste sofferenze vennero provocate da un’unica causa: il denaro. Ma come si può considerare più importante un pezzo di carta di un essere vivente? Il giorno della memoria serve appunto per ricordare l’olocausto, e non permettere che accada di nuovo una tragedia simile e per ricordare tutte le vittime trattate senza pietà.
L'attimo
L’attimo è una rappresentazione teatrale, narrata in prima persona, che narra la vita di una famiglia italiana di orignii ebraiche che, durante la Seconda Guerra Mondiale, viene rapita dalla Gestapo e trasferita ad Auschwitz.Appena arrivati nel campo di concentramento, tra mille sofferenze, la moglie e la figlia del protagonista principale morirono. Lui, invece, dovette andare a lavorare nel forno crematorio.
Ogni mattina i prigionieri dovevano sopportare gli appelli, che potevano durare una mattinata intera e forse anche per tutto il pomeriggio.
Oltre al personaggio principale sopravissero sua sorella e due suoi cugini, ma la famiglia dovette subire quanto di peggio si possa immaginare: bastonate, lavori forzati che il corpo non poteva sostenere, umiliazioni.
Dopo quattro anni di terrore e dolore arrivarono gli americani, che salvarono tutti i superstiti del campo di concentramento. Nella rappresentazioe teatrale la scena finale è rappresentata da un americano che lancia cioccolata e frutta secca verso i prigionieri. Così il personaggio principale, da allora, ogni volta che mangia frutta secca ricorda la libertà. Ma c’è qualcosa che non lo renderà mai libero dall’incubo: il suo numero, che sempre gli rimarrà impresso nella mente e nel cuore.
Robert Katan
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