martedì 10 maggio 2011

Fukushima e l’incubo nucleare

Chiara Suraci


L’11 marzo di quest’anno, un fortissimo terremoto di magnitudo 8,9 ha fatto tremare il Giappone, colpendo soprattutto la città di Sendai e causando gravi danni alla centrale nucleare di Fukushima. Infatti l’impianto di raffreddamento della centrale è stato messo fuori uso e durante una scossa di assestamento si è verificata un’esplosione negli edifici del reattore numero 1, con la conseguente fuoriuscita di vapori bollenti radioattivi che si sono dispersi nell’at-mosfera.
Nei giorni successivi ci sono state esplosioni anche nei reattori numero 2 e 3. Secondo la società che gestisce l’impianto, la Tepco, grazie al sistema di contenimento che sarebbe rimasto integro, le radiazioni sono state contenute e la popolazione ha avuto il tempo di evacuare dalle zone che si trovavano nel raggio di 20 km.
Ma il 21 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che la situazione è molto più grave di quanto si fosse pensato e le radiazioni avrebbero causato seri danni alle persone ben oltre un raggio di 20-30 chilometri.
Infatti l’acqua del mare è stata subito contaminata e nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunna il latte e gli spinaci sono risultati radioattivi.
In seguito all’incidente in tutto il mondo ci sono state polemiche sull’utilizzo dell’energia nucleare. In Germania si è deciso di spegnere alcuni reattori e in Cina è stata bloccata la realizzazione di 26 impianti nucleari. La Svizzera ha sospeso il programma nucleare per riesaminare la sicurezza delle centrali, in Italia c’è stata una moratoria di un anno sull’attuazione del programma nucleare. Mentre Francia e Stati Uniti hanno comunicato che le loro centrali sono le più sicure al mondo, per cui non modificheranno il loro programma, così come farà anche l’Indonesia nonostante esista nel paese un elevatissimo rischio sismico.
Il commissario all’energia della Commissione Europea, Oettinger, si è dichiarato favorevole al nucleare, senza il quale l’Europa non saprebbe come soddisfare i propri bisogni energetici.
Le centrali nucleari hanno il vantaggio di non produrre anidride carbonica e ossidi di azoto e di zolfo, che sono le principali cause del buco dell’ozono e dell’effetto serra, e riducono anche la dipendenza dal petrolio. Però gli incidenti a queste centrali hanno effetti gravissimi e di conseguenza le radiazioni a cui è esposta la popolazione causano leucemia e tumori.
A un mese dalla prima esplosione il livello delle radiazioni a Fukushima era ancora altissimo e il governo giapponese ha ammesso che la situazione è fuori controllo.
Dopo Chernobyl* il progresso tecnologico ha notevolmente migliorato la sicurezza degli impianti nucleari, ma si deve comunque considerare che in alcuni territori sismici come l’Italia o il Giappone le centrali nucleari, per quanto possano essere progettate e costruite con i più moderni sistemi di sicurezza, non saranno mai perfettamente sicure.
Bisogna anche tener conto del problema delle scorie che non possono essere distrutte, ma devono essere immagazzinate per centinaia di migliaia di anni in depositi sicuri, che oltretutto è difficile localizzare perché nessuna comunità locale li segnala perché non accetta di ospitare rifiuti nucleari sul proprio territorio.
Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, ha dichiarato: “Le informazioni su Fukushima sono incomplete e controllate dai mass media. Quello che è accaduto avrà conseguenze enormi per il futuro. Bisogna avere garanzie per una gestione corretta delle centrali”.


* Nel 1986 è esploso un reattore della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, rilasciando nell’atmosfera radiazioni che hanno contaminato milioni di persone e una vasta area. La contaminazione arrivò fino in Europa centrale, Germania, Francia, Italia, Grecia, Scandinavia, e Regno Unito.

Nessun commento:

Posta un commento